<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-25536363</id><updated>2011-04-21T13:42:57.294-07:00</updated><title type='text'>4IT and Friends: Poland one way..no coming back</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://polandoneway.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25536363/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polandoneway.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>zubrowka</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00749451898390871094</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>9</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25536363.post-115981412955824470</id><published>2006-10-02T11:34:00.000-07:00</published><updated>2006-10-03T05:26:54.176-07:00</updated><title type='text'>4 Italian Guys: the show must go on</title><content type='html'>Non amo pensare che la perfezione sia di questo mondo ma, se per caso dovesse esistere, avrebbe senza dubbio le sorprendenti fattezze di una delle notti più incredibili della nostra vita. Non una qualsiasi, ma la notte che inseguivamo dalla fondazione del sodalizio, la notte “very polish style”, la notte finora soltanto teorizzata dal credo ItalianGuy, la notte dell’investitura finale, della consacrazione definitiva.&lt;br /&gt;Eravamo tornati a calcare il suolo della sacra terra quasi in punta di piedi, senza voler disturbare, senza nessun altra pretesa che ricongiungerci alle nostre anime. Le avevamo immediatamente intraviste non appena scesi dalla scaletta dell’onesta navetta battente bandiera norvegese, ci erano sfuggite al di là del controllo passaporti, loro che non sono costrette a giustificare la sofferta provenienza da una delle tante anonime valli di lacrime che costeggiano il paradiso. Le avevamo rincorse sull’autobus, alla stazione, e ci erano sfuggite nuovamente, birichine e sorridenti, quando noi, vinti dalla mortale natura della nostra materialità, necessitavamo di fermarci a rifocillare le stanche carcasse.&lt;br /&gt;Più tardi le ritrovavamo a salutarci dagli stands motociclistici piazzati in Nowy Swiat, divertendosi a saltellare fra una moto e l’altra, a mischiarsi con gli angeli che tranquillamente passeggiavano sotto il dolce sole che accarezzava l’Urbe dolente. Per tutto il giorno e fino a sera le abbiamo cercate, rincorse, sfiorate, per ogni angolo della città, anche quando si erano dirette in Ulica Gagarina a visitare la sorella lecchese, l’alma del mite Paul, che ancora non ne voleva saperne di schiodarsi dal luogo dove andava deambulando da qualche tempo.&lt;br /&gt;Stanchi ed esausti decidevamo allora di passare la mano, certi che alla fine sarebbero state loro a trovare noi.&lt;br /&gt;Ed infatti, puntuali, ci attendevano frementi in coda alla massa di bovini ed angeli che in buon ordine attendeva di fare il proprio ingresso nell’incantato antro dello scaltro felino. Finalmente, con un caldo abbraccio penetravano la nostra mortale coltre di ossa e sangue per tornare a donarci la vita, la linfa vitale, necessaria per poter affrontare la lunga disputa nel tempio della perdizione, nel luogo fatto da e per la notte, nel crogiuolo di puttane e di ruffiani. Avevamo infatti assoluto bisogno di tornare ad essere pienamente Italian Guys, di tornare a sentirci con forza membri del divino sodalizio, Massoneria della topa del terzo millennio, Priorato di Varsavia chiamato a proteggere l’Amore santo, vero, puro ed incontaminato. Ne avevamo bisogno subito, maledettamente, fosse solo ed ancora per un ultima volta, fosse invece, definitivamente, per tutto il resto della nostra vita.&lt;br /&gt;L’alternativa era infatti tanto chiara quanto cruda e spietata: smantellare baracca e burattini e ritornarcene per sempre con le nostre anime da dove eravamo venuti, oppure riconsegnarle senza facoltà di appello alle cure dell’amorevole aquila, soffrendo ancora, disperatamente, senza sosta, fino a trovare finalmente il coraggio di fare il passo decisivo, di percorrere il metro finale per dare un senso a tanto dolcissimo dolore.&lt;br /&gt;Non ci restava altro che varcare la soglia e conoscere la terribile risposta. Allora, accomodatici, sorseggiando zubròwka, con estrema dignità ci predisponemmo a che il sornione felino, da dietro i suoi occhiali da sole, leggesse il verdetto.&lt;br /&gt;E il Park, in modo inequivocabile, ha sentenziato che la partita è tutt’altro che chiusa. Le anime restano dove sono. The show must go on, Italian Guys.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25536363-115981412955824470?l=polandoneway.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polandoneway.blogspot.com/feeds/115981412955824470/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25536363&amp;postID=115981412955824470' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25536363/posts/default/115981412955824470'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25536363/posts/default/115981412955824470'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polandoneway.blogspot.com/2006/10/4-italian-guys-show-must-go-on_02.html' title='4 Italian Guys: the show must go on'/><author><name>zubrowka</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00749451898390871094</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25536363.post-115945281478524585</id><published>2006-09-28T07:12:00.000-07:00</published><updated>2006-09-28T07:13:35.233-07:00</updated><title type='text'>Io, non la chiamerei follia</title><content type='html'>Droga. Sì, alla fine è una droga. Paragone banale ed inflazionato? Può darsi, ma indubbiamente azzeccato. Vogliamo restare più sul vago e "politically correct"? E' un cattivo vizio, pure mal celato. E' la Polonia.E' tremendamente affascinante, è chiaramente nociva, ma una volta che la provi crea dipendenza. Cerchi ad intervalli regolare di smettere di pensarci, eventualmente ti distrai con diversivi che dovrebbero placarne l'effetto, e a tratti credi anche di esserne uscito in grande stile, del tipo "posso smettere quando voglio". NIE, non puoi smettere quando vuoi...pirla.Non ci sono cerotti nicotinici, non ci sono cliniche di disintossicazione (forse l'Arcigay?), puoi farne una questione di soldi ma è pure dannatamente legale e senza teorici limiti di consumo.Ed ecco perchè, con l'unione di pretesti come quello (collettivo) dell'offerta Norwegian a\r a 50 euro e quello (mio personale, seppur poi svanito) di rivedere l'angelo raccolto in paradiso alla mia prima, recente, gita, ci si è recati per un delirante, pazzo, tremendamente gggggiovane, palesemente moderno e deliziosamente lowcost viaggio di 20 ore a Wawa, la terra "del sesso e del business" in una delle prime etichette targate 4IT, l'emblema del concetto di "perle ai porci" per come l'abbiamo vista io e il mio primo compagno di sventura, rimpianto assente in questa occasione.Potrei liquidare il tutto dicendo che tutto è andato bene, come e forse più delle previsioni, dal meteo alla serata al Park, dal tempismo degli aerei al sapore della birra al birrificio di Bartek.Oppure potrei, per mia personale vocazione quando sono così soddisfatto, specie di un viaggio, lasciarmi andare ad uno stream of consciousness.. e citare la hostess del viaggio d'andata e ritorno, il sole più splendente che in agosto, la pizza di Dominium, l'imprevisto viavai di Nowy Swiat e lo strano motoraduno, la prima moglie di Piotrek vista alla prima birra insieme alle prime vere bionde e ai primi veri tornitori, l'eloquente foto di gesù con la croce che sembra investirci di una missione per conto di dio - ovviamente al Park, il birrificio di Bartek e la ragazza con i capelli bicolore, i personaggi di Star Wars per le strade, la bella atmosfera della piazza del castello reale e il primo divertente video, la spettacolare luce del tardo pomeriggio e lo splendido effetto che aveva sulle facciate dei palazzi, la mia pazza via crucis tra i posti e i ricordi dei giorni con Aga e la gentile e graditissima lealtà dei miei compagni di viaggio nell'accompagnarmi fino all'ultima, lontana e dolorosa tappa vicino ad Ulica Gagarina, il parco con il ragazzo che gioca a baseball e l'adrenalina che sale nell'attesa della sera che quasi si intravede persino nelle foto, il dialogo con un anziano che parla italiano sul pullman e si chiede se il Sappese mio e di Piotrek è un dialetto, il giro in Stare Miasto con le sue belle luci, la riposante e rigenerante e buona cena con Kotlet Schabowy e i primi giri di alcoolici, la dovuta tappa al Mc e la visita al Mela Verde ancora più piacevole del previsto, i primi angeli biondi in versione serale e l'innegabile sensazione che il paradiso non si è ancora spostato in un'altra città, e finalmente il doveroso viaggio verso il Park, perchè Varsavia è il Park e il Park è Varsavia, perchè il Park è il Park e lo si nota già mettendosi in fila per entrare... e poi Paris Hilton e la benedizione\maledizione di Piotrek, il video sulla razza ariana e più tardi quello da completi storti ma "gruppo CAE", l'amica di Paris Hilton a rappresentare tutte le tipiche amiche "bastoni-tra-le-ruote" polacche, le ragazze del Kamikaze, Magda e Alberto, Milena ed io (ma con reciproco, palese, odio..intellettuale se non fisico), la Boraccova e il restìo Piotrek, Vinz e le sue sporadiche ricomparse prima di rituffarsi nella mischia di sensazioni e piaceri delLa pista, la ragazza del "mi riconoscerete dopo in pista?" e i deliri di onnipotenza da consulente di Piotrek sulla fusione delle telecomunicazioni poloni, le birre e le zubrowke, le zubrowke e le birre, e di conseguenza lo stato mentale alterato che porta a discorsi e sensazioni seduti sui divanetti altrimenti non replicabili, gli inevitabili scontri coi gelosi tornitori e i buffi gesti da vigili stradali dei più simpatici di essi, lo "are you a stupid boy?" e nel contempo lo sguardo delle protette - palesemente più vittime che grate debitrici, e poi ancora Vinz che presenta Emilia che rapisce Piotrek, e le foto sotto il logo del Park, e La foto della pista vuota perchè sì, we locked the Park down.E poi il taxi, il sonno, Vinz che dorme sulle valige altrui, l'interminabile fila fuori e dentro l'aeroporto, l'inguardabile tramezzino mangiato da Piotrek, il volo "volato" nel sonno, il triste ritorno a casa.E le prevedibilissimi, sciaguratissime, sensazioni del giorno, e dei giorni, successivi. Come un fumatore dopo la teorica ultima sigaretta, come l'animaletto dell'Era Glaciale 2 che intravede il paradiso ma deve tornare in terra, come quattro filopoloni di ritorno da un weekend magico e in attesa di altre avventure biancorosse..&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25536363-115945281478524585?l=polandoneway.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polandoneway.blogspot.com/feeds/115945281478524585/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25536363&amp;postID=115945281478524585' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25536363/posts/default/115945281478524585'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25536363/posts/default/115945281478524585'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polandoneway.blogspot.com/2006/09/io-non-la-chiamerei-follia.html' title='Io, non la chiamerei follia'/><author><name>zubrowka</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00749451898390871094</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25536363.post-115912099966336173</id><published>2006-09-24T10:45:00.000-07:00</published><updated>2006-10-07T11:55:43.370-07:00</updated><title type='text'>4IT: stars aren't blind....</title><content type='html'>Che dire, 9 ore dopo aver posato le ruote sull'asfalto di Malpensa, 33 ore dopo che quelle stesse ruote, e quella stessa, dolce ed affascinante hostess si erano librate in volo?&lt;br /&gt;Il nostro tunnel non finirà mai. E'questa la certezza più consolante ed insieme agghiacciante, è questa la risposta che auspicavamo e temevamo da questo scampolo di follia, da questo matto sabato che profuma di fine estate, e di inizio di una nuova epoca di sofferenza, lacrime, sogni e bellezza.&lt;br /&gt;Varsavia ha risposto presente, bella, ariosa, luminosa ed elegante nel suo scintillante vestito settembrino, fatto di concerti all'aria aperta, motoraduni e perle di splendore nelle sale del MelaVerde.. Pulzelle danzanti, provocanti e dolci quanto basta per intrigare e far impazzire un italian guy; ma più di tutto Polonia, Polonia dappertutto: sapori, odori e colori a noi familiari, ad ogni angolo un momento di emozione, per noi e per il buon Paul che stoico e coraggioso riviveva in una personale via crucis le tappe della sua turbinante storia d'amore.&lt;br /&gt;Il pomeriggio volava, tra camminate all'aria aperta, una gita in Uliza Gagarina, quattro risate ed altrettante pinte di birra; ma l'obiettivo, e lo scopo dell'adrenalina che tutti i nostri corpi secernevano in abbondanza, era la famigerata, famosa ed amata serata del Park. Tutto il resto, un contorno piacevole, ma non necessario.&lt;br /&gt;La sudditanza psicologica derivante da fantasmi del passato spingevano i due Italian Guy rimasti a trascinare l'intero gruppo nell'antro del MelaVerde, gestito da Massimo l'italiano, colui che nella vita ha capito tutto. Dopo un pomeriggio relativamente avaro di beltà, tutti ci accorgevamo che il vento era cambiato: sedutici al tavolo che fu quello del grande addio, in fronte a noi si presentavano tre coppie autoctone. La rilucenza della compagine femminile faceva da degno contraltare alla volgare inutilità dei signori che le accompagnavano; come sempre inoltre gli angelici sguardi non andavano a focalizzarsi sul baldo cavalier servente al loro fianco, ma propositivi e caldi si spingevano fin verso al nostro tavolo, rendendoci fieri e desolati al tempo stesso.&lt;br /&gt;Il racconto delle peripezie del gruppo CAE, e la scoperta di qualche inatteso altarino, combinato con il passaggio davanti a noi, ripetuto più volte, di una peperina in abito succinto, spingeva la nostra maschia voluttà a livelli onirici.&lt;br /&gt;Ci buttavamo allora nella stretta pista, ma la discoteca dal Monday Night più trasgressivo d'Europa ci desiderava, ci attraeva ccome una gigantesca calamita, come una mosca nella sua sordida tela.&lt;br /&gt;Uno sguardo bastava a comprendere la nostra comune volontà: Park, e nulla più.&lt;br /&gt;Di corsa verso la metropolitana, guidati dal saggio Paul ormai massimo esperto del trasporto pubblico della capitale della nazione dell'aquila, due fermate e da Centrum eccoci catapultati nella onirica dimensione del parco del demonio.&lt;br /&gt;Nella nebbia scatenata in una notte tersa da Satana in persona, ecco apparire l'edificio della trasgressione, il salvifico anfratto che al sorgere del sole puntualmente si dissolve lasciando nei cuori un cumulo di macerie: il Park, l'icona delle serate varsaviesi, l'unico, vero, sincero simbolo ItalianGuy che abbia cittadinanza lontano dall'Adda.&lt;br /&gt;Come nelle serate più belle qui, ci approntavamo alla coda, e ricordi turbinando si affollavano nella mente di coloro che qui avevano già vissuto altre code, altri momenti di aggregazione.&lt;br /&gt;Monica, Emila, Asia, Elisha e ancora Asia, Agnezska, Dagmara, Monika, Monika Park, Elisa Polonia, volti, parlate, sorrisi a noi familiari, ricordati con piacere, con passione, con diffidenza, con rimpianto, ogni tanto con dolore, segno di sere in cui ci sentivamo onnipotenti, o di ferite non sempre semplici a rimarginarsi. Segno che il nostro Park è una scuola di vita, un modus vivendi che ci coinvolge nel profondo, uno spaccato del quotidiano che comprende anche momenti infelici; per questo lo amiamo, per il suo essere sincero fino alla crudezza, perchè sa metterci davanti a noi stessi, con le nostre doti e le nostre imperfezioni, ma soprattutto perchè ci da' l'opportunità di giocarci la partita, sempre e comunque.&lt;br /&gt;Ancora non sapevo, travolto da questi pensieri, che come sempre il diabolico disco pub di Aleje Niepodległości mi avrebbe trasportato, sordido e capriccioso, su un ottovolante di emozioni, lasciandomi al mattino soddisfatto ed allegro con i miei fantastici sodali, ma con quella punta di amarezza tipica delle trasferte in terra polacca.&lt;br /&gt;Seduto sul sedile e bloccatomi con la necessaria imbragatura, il mio giro sulle montagne russe del desiderio e dell'amore partiva con la vista di una sbarazzina biondina posizionata proprio davanti a noi nella coda all'ingresso. Elegante, ben truccata e bionda quanto basta per farmi perdere la testa.&lt;br /&gt;Chi mi conosce sa perfettamente del mio approccio democratico con la beltà: bionde, more, nere o rosse hanno piena dignità e posto nel mio pulsante cuore ItalianGuy; ma devo confidare come sia (infinitesimalmente) più semplice che una dea dalla dorata chioma, rispetto ad una qualsiasi altra parimenti dea, faccia breccia nel mio io più profondo.&lt;br /&gt;Lei era lì, splendente con i suoi occhi color del cielo che perforavano la notte, e quel sorriso dolce...quel sorriso...quel sorriso rivolto a me.&lt;br /&gt;E il suo sguardo, che insistentemente mi percorreva, con sfrontatezza, quasi sfacciataggine; mi sentivo lusingato ed un po'imbarazzato al tempo stesso.&lt;br /&gt;Cupido mi stava già infilzando, ripetutamente, con i suoi dolcissimi dardi..."E'il mio destino, stavolta davvero, il destino....il destino" mi ripetevo senza potermi dare pace.&lt;br /&gt;Il mio cervello frullava ogni genere di progetto per la prosecuzione all'interno del locale, ma avrei dovuto essere conscio che qualcosa, per un ItalianGuy, in un modo o nell'altro deve sempre andare storto.&lt;br /&gt;Non siamo banali Gastoni della figa, noi; non c'è semplicità, non c'è immediatezza nel nostro background, nelle nostre corde, nulla può essere conquistato senza sudore della fronte, senza sofferenza. Avrei dovuto saperlo, avrei dovuto rammentarlo, e più leggibili e comprensibili mi sarebbero risultati tutti gli avvenimenti seguenti.(to be continued)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25536363-115912099966336173?l=polandoneway.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polandoneway.blogspot.com/feeds/115912099966336173/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25536363&amp;postID=115912099966336173' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25536363/posts/default/115912099966336173'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25536363/posts/default/115912099966336173'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polandoneway.blogspot.com/2006/09/4it-stars-arent-blind.html' title='4IT: stars aren&apos;t blind....'/><author><name>zubrowka</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00749451898390871094</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25536363.post-115886164377597047</id><published>2006-09-21T10:36:00.000-07:00</published><updated>2006-09-21T11:02:06.023-07:00</updated><title type='text'>On the road again...</title><content type='html'>L'estate, spesa tra le aride steppe di Crescenzago e la polvere di stelle del BaliHai, è già terminata nel dimenticatoio.&lt;br /&gt;Una nuova stagione di freddo e neve si avvicina a grandi passi; una stagione che, nelle nostre menti e nei nostri cuori, non può significare null'altro che Polonia.&lt;br /&gt;Gli Italian Guys si evolvono, e tentano un'impresa progettata e sognata da mesi: Varsavia andata e ritorno in 22 ore, la follia servita su un vassoio d'argento griffato Norwegian Air Shuttle.&lt;br /&gt;La compagnia è eterogenea, e stimolante: accanto ai due membri storici del sodalizio, scalpitanti dopo quasi 5 mesi di assenza dalle terre dell'amore, compare il buon Paul, il primo e solo satellite della filosofia Italian Guy, l'unico esterno al gruppo originale che abbia dimostrato, con le parole e con i fatti, di aver compreso a pieno, ed interpretato da par suo, i brani del nostro credo.&lt;br /&gt;In più ha aggiunto un tocco personale, affiancando alla ben nota arte decoubertiniana del lumaggio fine a se stesso (specialità di ogni Italian Guy che si rispetti), un po'di sana, genuina e carnale passione, intrappolando nella sua sordida rete una giovane ragazza 'very polish style'.&lt;br /&gt;Il secondo sodale è invece una assoluta new entry, per il gruppo e per la Polonia, ma da grande esperto di avventura e di notti insonni, sicuramente non sfigurerà.&lt;br /&gt;La speranza, fino all'ultimo, è di veder salire la scaletta dell'aereo anche alla rossa chioma del siculo argonauta, compagno di sventure del prode Zoccola.&lt;br /&gt;I sentimenti che ci agitano sono sempre i medesimi: una forte, fottuta emozione di rivedere la terra degli angeli; la segreta speranza, racchiusa in fondo al cuore, che questa sia finalmente la volta buona; la razionale convinzione che non lo sarà, per motivi scaramantici e cronologici; la sicurezza granitica che domenica, stesi sul divano, ci macereremo di nostalgia, come tutte le volte, più delle altre volte.&lt;br /&gt;Ma prima di dire: "Do wizenia Polska!" sono certo che, come sempre, in quelle 22 ore avremo dato tutto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25536363-115886164377597047?l=polandoneway.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polandoneway.blogspot.com/feeds/115886164377597047/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25536363&amp;postID=115886164377597047' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25536363/posts/default/115886164377597047'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25536363/posts/default/115886164377597047'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polandoneway.blogspot.com/2006/09/on-road-again.html' title='On the road again...'/><author><name>zubrowka</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00749451898390871094</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25536363.post-115884087805881089</id><published>2006-09-21T05:14:00.000-07:00</published><updated>2006-09-21T05:14:38.890-07:00</updated><title type='text'>Polonia, Polonia mia…lontan da te non si può star!</title><content type='html'>Ci abbiamo provato, sfido chiunque a dire il contrario. Per mesi abbiamo pensato che sì, potevamo riuscirci, potevamo e dovevamo farne a meno. Per mesi abbiamo recitato la solita, canonica filastrocca: "Posso smettere quando voglio". Cullati da questa fragile illusione abbiamo rivolto sguardi carichi di speranza verso la parte sinistra della nostra immaginaria cartina del Vecchio Continente. Là ad attenderci vi era la calda ed assolata Iberia, da sempre patria del divertimento e della follia, da sempre prodiga e generosa nei confronti dei virgulti del Bel Paese. Suggestioni antiche ci avevano indirizzato verso latitudini diametralmente opposte a quelle che in tempi recenti avevano fatto sanguinare i nostri cuori, sensazioni vissute quando ancora il nobile volatile non era altro che un anonimo puntino nel cielo sopra di noi.&lt;br /&gt;Invece il destino beffardo ha spazzato via in pochi giorni quelle ingenue certezze, quelle malferme convinzioni di cui ci eravamo imbevuti sin dalla tiepida primavera. Persino un trionfo mondiale era giunto a rafforzarle, interpretato come punto di svolta, come alba di future sorprese a tinte tricolori.&lt;br /&gt;Niente di più sbagliato, nulla di più falso. "Che ci andiamo a fare in Polonia anche d’estate?"; "Sarebbe veramente patetico anche nei mesi estivi, dopo esserci stati così spesso nell’ultimo periodo!"; "Sopot? Sì certo, bella, ma almeno d’estate voglio caldo, sole e mare (mediterraneo)!". Corbellerie di tal fatta avevano rappresentato il corollario all’organizzazione della spedizione in terra murciana. Generosamente però avevamo spinto nel caldo nido della fiera aquila un paio di amici, così che anch’essi potessero provare in prima persona ciò che avevano solo intravisto attraverso le sofferte pagine delle nostre cronache. Sapevamo benissimo a cosa li mandavamo incontro e colti da squassanti rimorsi ci tormentavamo per aver contribuito a rovinare per sempre le loro giovani esistenze. Com’è ovvio la predizione è risultata sin troppo facile, e sin qui nulla di strano. Preoccupante invece è stato constatare come appena un paio di sms, ricevuti dai nuovi sventurati, siano bastati a falciare il fragile castello di falsità che ci eravamo costruiti.&lt;br /&gt;A quel punto, guardandoci negli occhi, abbiamo capito che l’avventura spagnola nasceva già morta. In un istante tutto era diventato di nuovo chiaro, disarmante nella sua semplicità. Stavamo per trascinare in terra iberica solo dei vuoti corpi mortali poiché l’amara verità era invece un’altra: le nostre anime vagavano là, risalendo febbrilmente il corso della Vistola, agitandosi fra le affollate vie dell’urbe dolente, mendicando nelle ampie pianure che conducono al Baltico. Eravamo rimasti lassù con la nostra essenza, con la parte vitale e gioiosa di noi stessi. Da là non ci eravamo mai mossi; là dovevamo ritornare.&lt;br /&gt;Detto fatto, ora attendiamo con ansia la follia di poter vivere per poche ore soltanto nel nostro sogno d’amore, puro ed incontaminato, e nel frattempo inganniamo l’attesa che ci consuma riunendoci come carbonari insieme ai nuovi compagni di sofferenza, narrandoci come vecchi nostalgici lupi di mare ciò che solo noi possiamo comprendere ed apprezzare, tentando di decifrare un idioma incomprensibile, cercando senza sosta l’idea che in modo definitivo ci possa far ricongiungere alle nostre anime, che ci possa rendere finalmente uomini felici.&lt;br /&gt;Il vento degli Italian Guys ha ripreso a soffiare con forza sulle lande orientali; il gonfalone del sodalizio, tolto dalla soffitta e ancora un po’ impolverato, è tornato a sventolare nuovamente orgoglioso.&lt;br /&gt;Il cielo è azzurro sopra Varsavia, da oggi e per l’eternità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25536363-115884087805881089?l=polandoneway.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polandoneway.blogspot.com/feeds/115884087805881089/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25536363&amp;postID=115884087805881089' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25536363/posts/default/115884087805881089'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25536363/posts/default/115884087805881089'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polandoneway.blogspot.com/2006/09/polonia-polonia-mialontan-da-te-non-si.html' title='Polonia, Polonia mia…lontan da te non si può star!'/><author><name>zubrowka</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00749451898390871094</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25536363.post-114660086822878575</id><published>2006-05-02T13:11:00.000-07:00</published><updated>2006-05-05T13:06:27.296-07:00</updated><title type='text'>Le cronache del Park: la primavera, i bonus e i fantasmi del passato…</title><content type='html'>Locale con Monday Night come serata clou e polacche in minigonna e scamiciato. Voto: 10 e mezzo.&lt;br /&gt;Così l’amico Vince avrebbe descritto, con la sua proverbiale capacità di sintesi, ciò che il leggendario Park rappresenta per noi stessi e per Varsavia tutta.&lt;br /&gt;Il secondo accesso dei 4Italianguys nell’indimenticato crogiuolo di puttane e di ruffiani aveva definitivamente consacrato quest’ultimo a carnaio principe dell’intera nazione polacca.&lt;br /&gt;La cosa di cui ci siamo potuti convincere definitivamente è il fatto che il cuore pulsante dell’Urbe dolente riposa qui, l’energia che pervade la città del sesso e del business nasce e si esaurisce ai bordi di un affollato bancone e di una delirante pista da ballo, dominati dall’effige sorniona di un felino in occhiali da sole.&lt;br /&gt;Il Park è Varsavia e Varsavia è il Park. Solo qui se ne respira l’essenza, solo qui se ne tastano gli umori e le contraddizioni. Mai nessuna equazione avrebbe potuto essere tanto perfetta, sublime, compiuta. Dopo l’insopportabile gelo dell’inverno è da qui che parte la rinascita, il risveglio, la riscossa.&lt;br /&gt;Ce ne accorgiamo subito dall’insolita agilità con cui i temuti Cerbero vidimano il biglietto d’ingresso, riponendolo nei nostri documenti quale sospirata autorizzazione ad un viaggio verso l’isondabile. Ce ne accorgiamo subito dall’incredibile quantità di biondume autoctono che ci accoglie, mentre ci apprestiamo a richiedere alle splendide ninfe del bar di fornirci solo la prima di molte ampolle di ambrosia. Persino le facce ostili e diffidenti della tappa invernale sembrano meno dure, più rilassate, più compiacenti. Miracoli della primavera del Park, miracoli della primavera di Varsavia. E il naufragar ci è dolce, dolcissimo in questo mare, cullati dai generosi sorrisi delle fanciulle che incondizionatamente amiamo e da un sound che ci riporta alla mente i bei tempi della ridente giovinezza.&lt;br /&gt;Presenze. Figure. Si agitano nel frenetico andirivieni che sa di sudore e di sangue, di carne che spontaneamente si offre sull’altare di questa pazza notte che vorremmo non finisse mai. Presenze note. Figure familiari. La prima che dal nulla appare è quella di Monika, polacchina tutto pepe agganciata da Ste e da colui che scrive nel corso della precedente campagna. Si ferma, saluta. In buon italiano si dichiara ubriaca, più volte, retaggio di una laurea conseguita nel pomeriggio, da festeggiarsi con l’ormai consueto cugino polacco che stavolta però viene dal Canada. Anche costui saluta, mostra la solita simpatia del “guardare ma non toccare” e un insolito feeling con Raul. Potere della sgargiante maglietta rosa di Scooby Doo indossata dal nostro confratello. Il sottoscritto decide che è ora di chiudere il cerchio e si getta in pista per sordidamente lumare la fanciulla, ottenendone un abbraccio, il numero di telefono, e la promessa di un prossimo viaggio all’ombra della Madonnina.&lt;br /&gt;Ricordi, fantasmi del passato che riaffiorano fra nebbia e luce. E come da una nube erano comparse la prima volta ecco che il destino ci riconsegna gli splendidi occhi e le sinuose fattezze di Elisa ed Asia. Proprio loro, che ogni giorno, ogni istante dei mesi precedenti abbiamo portato nei nostri cuori sono lì e ci sorridono maliziosamente. Impazziamo. In un attimo colui che scrive e Mezza, seguiti dal crapulone Lomba, si trovano al cospetto delle algide dame. Sono davvero di una bellezza che ferisce. Ma ahimè, anche stavolta, dopo pochi minuti di onesto corteggiamento, gli angeli maledetti scompaiono, inghiottiti dalla folla che si dimena a ritmo di dance. Purtroppo è così, dobbiamo rassegnarci, non potremo mai averle. Anche stavolta ci condannano a dolorosamente portare nelle nostre menti il ricordo delle loro sublimi fattezze ed a soffrire fino al prossimo incontro, chissà, fino al prossimo Monday Night.&lt;br /&gt;La terza apparizione della serata era invece stata sapientemente evocata da Arcore, pastorello di Bergamo, anche se non aveva nulla a che lontanamente spartire con la visione che si era verificata alle pendici delle Orobie. Trattasi invece di Elisa Polonia, donzella ingenuamente caduta nella ragnatela invernale tessuta dalla premiata ditta brianzolo-varesotta. Costei si presenta sola e ci viene riproposta nel bel mezzo della pista, condotta da Raul, subitamente riconosciuta non appena spalanca le fauci e mostra fieramente l’ampio diastema di stampo ronaldiano. La affidiamo alle cure della coppia dell’auletta, anche se Arcore, forse distratto dalle tendenziose notizie provenienti dal podere, sembra avere altro per la testa. E così tocca a Mezza farsi carico di questo ennesimo investimento, cercando di farlo fruttare al massimo. I risultati però non sembrano essere quelli sperati. Ben presto è chiaro che ancora una volta la teoria decubertiniana avrà il sopravvento. Perché siamo signori, perché sappiamo che partecipare è molto più importante che vincere, perché il lumaggio fine a sè stesso, l’arte per l’arte, è ciò a cui più aspiriamo. Perché rifuggiamo la carne, e la perfezione dello spirito è ciò a cui tendiamo.&lt;br /&gt;Nel frattempo il buon Roby, da saggio imprenditore, cerca di spiegarmi quale, tra la merce in esposizione, abbia il miglior rapporto qualità – prezzo. Il Lomba, tracotante come non mai, utilizza copiosamente al bancone l’unica parola di polacco che conosce, ovvero zubrowka. Sembra funzionare. Il Lambra rimane seduto in attesa che qualcuno passi e gli proponga un volo per la Sicilia. Attenderà invano.&lt;br /&gt;Ma la versione primaverile del Park non finisce di stupire e regala graditissime sorprese. Anche la violenza infatti sembra fuori moda, fuori stagione, e viene esercitata con parsimonia da coloro che nel sordido opificio ne detengono il monopolio. Il sottoscritto e Mezza sperimentano per ben due volte l’inaspettata clemenza degli energumeni in nero. La prima nel bel mezzo del ballo più sfrenato, quando ci sovviene la brillante idea di accenderci una pagliuzza in pista (cosa che peraltro avevamo sempre fatto in precedenza); i gentiluomini accorrono premurosi e, sollevandoci dolcemente, con un simpatico grugno ci informano che il vizio del secolo non è tollerato in quell’angolo di tugurio, concedendoci di allontanarci sulle nostre gambe. Non appena smettiamo di tremare e di sudare freddo ci ripromettiamo di misurare ogni passo nei minuti seguenti, essendoci giocati, pensiamo, il primo e unico bonus per restare vivi. Ci pensa invece l’enigmatica Elisa Polonia a procurarci il secondo arresto cardiaco della serata. Infatti poco dopo l’incauta fanciulla urta con la propria borsetta un bicchiere, frantumandolo al suolo. L’ultima volta che al Park abbiamo sentito l’acre tintinnio del vetro rotto non è propriamente finita in gloria per il responsabile: l’hanno ammazzato. E va bene, è il nostro turno, siamo onorati di perire nel nido stesso dell’amata aquila polacca. Invece, del tutto inspiegabilmente, il mastino che subitamente accorre mostra disinteresse per l’accaduto, anche perché noi, da veri sirs, indichiamo all’unisono la signorina come esecutrice materiale dell’imperdonabile gesto. Ci viene risparmiata la vita, per la seconda volta. Il secondo bonus. Crediamo, francamente, che non ce ne siano altri a disposizione, e nessuno di noi ha la minima intenzione di scoprirlo. Siamo consapevoli, ormai, di essere bruciati, tanto che nel prossimo accesso al crogiuolo il solo respirare potrebbe risultare bastevole a giustificare una spremuta di sangue tricolore.&lt;br /&gt;Anche qualcos’altro sembra essere cambiato. Qui, a differenza che sul Baltico, la caccia all’italiano non è, o non è più, fra gli sport maggiormente praticati. Anzi, lo scialbo taglialegna, l’insulso tornitore, lo sciatto minatore, cercano di comprendere i meccanismi della spirale darwiniana, provando, lodevolmente, a mitigarne ed a ritardarne gli effetti. Pur sapendo certa la sconfitta, accettano la sfida, si pongono in competizione con il maschio dominante, a volte tentano persino di farsi trendy. Inutile rimarcare che i risultati sono piuttosto scarsi. Ma encomiabile è sicuramente l’impegno, perché, se non altro, permetterà loro di non rimproverarsi nulla una volta estinti.&lt;br /&gt;Tardi, molto tardi. È tempo di compiere l’impresa mai tentata in precedenza. Così i 4It and friends decidono di trasformare il Monday Night in Tuesday Morning, di raccogliere le ultime residue energie necessarie per chiuderlo, questo dannato anfratto del peccato. Il sogno ormai ci appartiene, e non vogliamo esserne svegliati. Ballando disperatamente diventa un last man standing con i pochi boscaioli rimasti. La consolle inconsapevolmente pompa linfa vitale nelle nostre stanche membra regalandoci l’inno del sodalizio, il jingle che quotidianamente martella le nostre menti, il jingle  che  per noi indiscutibilmente significa, e significherà sempre, Polonia.&lt;br /&gt;E così possiamo assistere al fenomeno che, puntuale come la liquefazione del sangue di San Gennaro, si perpetua ogniqualvolta la prima luce del giorno accarezza il tempio della perdizione. Il Park si dissolve, scompare, luogo fatto da e per la notte, luogo che non può avere cittadinanza al di fuori del recinto delle tenebre. Rimaniamo estasiati, soli con i nostri pensieri, le nostre speranze, le nostre illusioni. Mentre un delicato albeggiare sancisce l’inizio del nuovo giorno.&lt;br /&gt;Dobranoc Park, dzien dobry Warszawa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25536363-114660086822878575?l=polandoneway.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polandoneway.blogspot.com/feeds/114660086822878575/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25536363&amp;postID=114660086822878575' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25536363/posts/default/114660086822878575'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25536363/posts/default/114660086822878575'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polandoneway.blogspot.com/2006/05/le-cronache-del-park-la-primavera-i.html' title='Le cronache del Park: la primavera, i bonus e i fantasmi del passato…'/><author><name>zubrowka</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00749451898390871094</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25536363.post-114615788381786605</id><published>2006-04-27T10:04:00.001-07:00</published><updated>2006-05-11T01:41:27.436-07:00</updated><title type='text'>Le cronache di Sopot: il Mandarinka, il molo e le lame...</title><content type='html'>Tutto era cominciato la sera prima, da Pinuccio. Diversamente da tutte le altre volte, l'impazienza che ci consumava ci spingeva all'alcoolismo più becero, fino ad un'ora folle, incuranti del volo Centralwings che ci stava aspettando, tetro ed ammiccante al tempo stesso, arrogante e borioso, pieno di promesse e di dubbi. Birra dopo birra, cercavamo di affogare nel malto e nel luppolo la tensione, le speranze, le paure, la voglia di spaccare il mondo, forte in noi 4IT, ancora di più in chi per primo si affacciava alle porte del Paradiso.&lt;br /&gt;Stanchi avevamo dunque salito la scaletta del 737 che ci avrebbe guidato verso l'ennesima, devastante prova; guardandoci intorno i volti erano i medesimi di sempre: adulti polacchi al ritorno verso le loro segherie, qualche turista, pochissimi giovani autoctone e, una volta tanto, forse nessuna che meritasse la pena di mollare tutto per un matrimonio in grande stile al Grand Hotel Sopot, tra ali di folla festanti, con un banchetto pantagruelico concluso con una cerimonia per pochi intimi in fondo al molo più lungo del Baltico.&lt;br /&gt;Soprattutto negli occhi di coloro che per la prima volta si avvicinavano alla nazione della grande aquila, si leggeva un interrogativo struggente che li consumava: sarà quello che vedremo all'altezza di quello che immaginiamo, ed all'altezza di quello che i nostri cantori hanno soventemente descritto?&lt;br /&gt;Guidato dai più varsaviani dei 4IT, il gruppo dopo un volo tranquillo e puntuale si spostava verso la maestosa stazione centrale dell'urbe dolente, per l'occasione primaverilmente atteggiata a grande capitale europea, trafficata, meno tetra del solito, quasi bella, se non la conoscessimo perfettamente, anche nei suoi più reconditi meandri. La neve di qualche mese fa aveva lasciato il posto ad un pallido sole, inframezzato da qualche goccia di pioggia, forse nella storia il tempo più clemente che i 4IT abbiano incontrato nel polacco opificio di perdizione.&lt;br /&gt;Con l'aiuto di un omosessuale poliglotta, che si sarebbe trasformato in compagno fedele di tutti gli spostamenti di questo viaggio, i sei acquistavano i biglietti del treno, come al solito di prima classe; divorate delle orribili kotlet schabowy inondate di ketchup nel bar della stazione era ora di partire, carovana della speranza verso le terre dell'amore.&lt;br /&gt;Come sempre, gli estenuanti trasferimenti nelle desolate steppe erano un'ottima scusa per pompare all'inverosimile la nostra voglia di Danzica, di Sopot, di angeli; coloro che tra noi avevano già vissuto questa interminabile esperienza di viaggio guardavano saggiamente il susseguirsi di villaggi e campagne, di stazioni di provincia e di assorti tagliagole ai passaggi a livello, tranquillizzando i preoccupati neo adepti, e convincendoli che si, i treni polacchi non superano mai i 50 all'ora, ma alla fine magicamente sono alla meta in perfetto orario..&lt;br /&gt;La Eden Pension ci accoglieva come sempre, un angolo di casa in un paese che via via si avvicina a diventare anch'esso nostra dolce dimora per la vita; le ultime forze servivano per portare i pesanti fardelli, vale a dire le valige, ma soprattutto le grandi scimmie appollaiate sulle nostre spalle, fino al secondo piano dello stabile che fu casa del popolo comunista.&lt;br /&gt;Da qui in poi, saremmo entrati nella nostra dimensione, quella che rende la Polonia centro del nostro mondo, quella che ci spinge imperterriti a cercare strade nella vita che ci portino un giorno a stare bene là, visto che qua dove siamo ora tutto è in bianco e nero...&lt;br /&gt;Impazienti Alby e Mezza si gettavano nella mischia, con la patetica scusa di cercare un ufficio di cambio alle 7 passate; una invisibile calamita li attirava su Uliza Montecassino, la Fifth Avenue del nostro mondo...ma i loro occhi non venivano soddisfatti, i loro cuori non subito riempiti di calore e nettare; il soave angelico batter d'ali si udiva, ma sommesso, quasi ovattato, difficile da distinguere.. Che gli angeli non abbiano più cittadinanza qui, si domandavano disperati i novelli Indiana Jones della trifola? Ma puntuale come un riposino del Lambra, ecco dietro l'angolo un lampo bianco, un cappotto candido come la neve, ed una chioma nera corvina adagiata sul corpo di una splendida valkiria..i due tornavano a credere in Sopot ed alle sue insondabili magie.&lt;br /&gt;Meno credente era il Lomba, novello San Tommaso, polemicamente in attesa di trovare conferma di tutte le cronache ed i racconti a lui riportati.&lt;br /&gt;A cena i sei tornavano in un luogo ben conosciuto da alcuni di loro, quinta tappa dell'eterna via crucis di Mostacci, e, sorseggiata una piacevole zuppa dal sapore acidulo, si apprestavano allo show. Nel varcare la soglia del Mandarinka, un timore reverenziale li attanagliava, ricordando tutto ciò che era stato visto, e vissuto, nel viaggio precedente; questo onesto disco bar era assurto a tempio della beltà, a testimonianza del Paradiso terrestre, a cameo e diadema della regale angelica avvenenza, e il timore di essere improvvisamente svegliati dal nostro intenso sogno era pressante. Varcata la fatidica soglia, ci guardavamo smarriti: Atena, la dea delle sublimi arti femminili ed Afrodite, quella della bellezza e dell'amore, non guardavano accondiscendenti e bonarie verso la sala semivuota, anzi sembravano in tutt'altre faccende impegnate, magari beffardamente rivolte a popolare di splendide dame l'Old Fashion, il Montecristo, il Borgo del Tempo Perso e tutte gli altri canonici locali delle serate di tutti i giorni di noi derelitti Italian Guys. Piano dopo piano, salivamo l'angusta scala a chiocciola come riarsi da una sete che nessun bicchiere di Zubrowka poteva estinguere, i visi contratti e tesi, molto tesi. Ma nulla, l'opificio della perfezione si era tramutato in un normalissimo bar italiano, con avventori eleganti e scamiciati, donne tirate a lucido, ma con merce non più freschissima.. Con il passare dei minuti e la relativa crescita del tasso alcoolico, qualcosa andava però cambiando; le avvisaglie di una riscossa del genere femminile arrivavano da vertiginose minigonne e sfolgoranti chiome bionde; fino alla totale apoteosi. Nessuno di noi potrà mai ricordare precisamente il momento, quale era stata la molla, ma d'un tratto tutti noi, anche coloro che per la prima volta si affacciavano a quelle latitudini, rioonoscemmo chiaramente nella mente e nel cuore l'ameno luogo che fu nella notte del 30 Dicembre, l'angolo di Paradiso che raccoglie tutti gli angeli caduti... Un bianco lampo dal cielo, un assordante tuono: tutti irritati ci voltavamo verso Arcore, come sempre novello Don Quijote che combatteva una battaglia senza quartiere e senza speranza con il divino, ma il giovane avionico una volta tanto ne sapeva quanto noi.. Pochi centimetri più a destra, giaceva invece trasfigurato il crapulone Lomba; folgorato sulla via di Sopot, convertito all'amore polacco puro da cotanto ben di Dio, marchiato nel petto dalla imperiosa aquila che mesi fa a noi tutti aveva riservato il medesimo trattamento...le fatali ombre del The Club erano finalmente state espulse dalla sua mente, sostituite da una scritta arancione, e dalla soave parola Mandarinka. La serata sbocciava con l'arrivo, atteso ma mai banale, di Joanna, inintelegibile e procace donzella del luogo, affezionata compagna di quattro dei nostri eroi, notoriamente fidanzata con un polacco trapiantato in quel di Berlino.. Alby, notando da parte della bionda virgulta un comportamento non in linea con la sua condizione sentimentale, partiva con la signorile azione di lumaggio che contraddistingue universalmente un sir. Roberto ed il Lambra, seduti di fronte al cesso, approvavano, mettendo nel contempo scompiglio tra le fila dell'esercito femminile con la pratica del loro idioma italico, come sempre stimato ed apprezzato a queste latitudini. Due angeli come sempre affermavano di aver sciacquato i panni in Arno, ma ugualmente come sempre le loro dolci attenzioni, alla resa dei conti, si rivogevano a quegli esseri che Iddio ha messo in terra come anello mancante tra l'uomo e il bovino. Seduti su un divanetto e fumando una paglia dietro l'altra, spingevamo all'eccesso la nostra abilità di disquisire nella lingua d'Albione, tenendo testa a una Joanna tutto pepe. Ma come tutti noi da sempre sappiamo, il Mandarinka è un manifesto all'arte, alla bellezza, una sublime elegia dedicata al sentimento più puro; qui dentro non trovavano cittadinanza gli sporchi e materiali bisogni della carne. Purtroppo, pur essendo Sir, eravamo e siamo squassati da un dualismo terribile e bellissimo al tempo stesso, dalla necessità di nutrire la nostra anima e contemporaneamente il nostro vile e sordido corpo; il nostro io più profondo potrebbe restare mesi seduto al tavolo, con una birra e una sigaretta, sorridente e beato mentre guarda la fauna locale, ma al contrario la sporca e animalesca pulsione della carne ci spinge ogni giorno a rimetterci in gioco, a desiderare fisicamente la congiunzione del nostro fisico con le forme di un incolpevole cherubino. Per questo decidevamo, non senza sofferenza, di abbandonare il paese dei balocchi che per tanti anni ci porteremo nel cuore, come riferimento e pietra di paragone per qualsiasi altra soglia ci capiti di varcare, in questa vita o nell'altra.&lt;br /&gt;Non eravamo abbastanza maturi, non ancora, per tentare di giocare le nostre carte qui; cercavamo un obiettivo più semplice, più agile, meno impegnativo, qualche luogo dove bastasse l'italianità per guadagnare il metro decisivo, necessario per varcare in testa il traguardo. Dalla epica notte di Capodanno, ci risuonava nella mente il nome del VivaClub, ma il nostro destino era diverso; tutti in quel fresco sabato sera avevano deciso di recarsi qualche decina di metri più avanti, al Curacao. Ed ovviamente, noi non potevamo mancare. Convinta Joanna ad essere dei nostri, varcavamo altezzosi la tetra porta; il locale si strutturava su due piani, con altrettante grandi sale, la prima degna patria di colui che non è più un 4IT, con musica afro inframmezzata a commerciale, commerciale che salite le scale la faceva da padrona, regalando in alcuni momenti anche un onesto revival 'our style'.. Chi scrive, il Lomba e Arcore sceglievano quest'ultima, cercando subitamente di elevarsi ad una più che degna condizione alcoolica, ma ovviamente come da polacca tradizione senza particolare successo; i primi due si buttavano allora in pista, alla ricerca di giovane carne baltica da apprezzare, guardare, lumare, mentre il terzo si perdeva nei meandri della grande discoteca, raggiungendo gli altri confratelli nella sala inferiore. Alby frattanto stava continuando l'onorevole e signorile opera di broccolamento della peperina danzichese, e voci di corridoio lo davano assolutamente vicino all'impresa..ma l'afflizione, ahinoi, di esser signori lo costringeva infine a desistere.&lt;br /&gt;Da sovrani e dominatori del locale ci aggiravamo nel tugurio; con superbia, arroganza e crapuloneria ci abbeveravamo alla fonte del piacere alcoolico e mostravamo fieri la nostra italianità, nelle fattezze, nei movimenti, nelle parole e nei plastificati documenti di identità; e forse già la Natura, da sempre invisa a chi dimentica le sue immutabili regole, stava tramando per prepararci una lezione che non avremmo scordato facilmente.&lt;br /&gt;Tutto fino a quel momento andava bene, ed addirittura due giovani pulzelle cadevano nella sordida rete tessuta dalla premiata ditta Lomba&amp;Mezza, unita in un sodalizio annaffiato dalla Zubrowka.. Passi di danza, sguardi lascivi, carezze e sussurri, fino alla domanda fatidica...dopo aver calcolato velocemente che 26 e 17 distavano quasi un decennio, subitamente i due arretravano e correvano sconvolti a rifornirsi di ulteriore nettare al procace bancone.&lt;br /&gt;Tra discese al bagno, dove un casellante vagamente gay pretendeva un obolo ogni passaggio, e momenti di puro revival, la serata continuava; delle dense nubi si affollavano sulle nostre teste, ma la totale sicurezza e superbia che ci contraddistingueva quella sera ci rendeva ciechi e sordi ai richiami di madre Natura. Imperterriti continuavamo nella nostra azione di buffoni di corte, pasturando chiunque ci capitasse a tiro, sbandierando la nostra italianità, senza accorgersi di come lo zoo a bordo pista cominciasse a bisbigliare polemico. Un sussurro..."Wlocky"... passava di bocca in bocca, andando ad alimentare il rancore dei bovini, assetando i loro abbietti ego con una insanabile volontà di vendetta; qualche segno di insofferenza del popolo del Curacao era stato evidenziato inoltre dal sonoro schiaffo preso da chi scrive, tra l'altro da una notevole biondina, per non aver fatto...niente. Ma la Natura ci doveva fornire un segno ben più consistente, ben più definitivo, per insegnare a noi, suoi figli prediletti, come sia pericoloso e contrario alle leggi non scritte della signorilità accanirsi su una fiera ferita, come questi poveri polacchi erano, e sono. Scesi, ben oltre l'ora in cui sarebbe stato saggio prendere la via di casa, nella buia sala inferiore, capitava l'irreparabile. Preambolo: per tutta la sera, mi è stato poi riferito, il confratello avionico aveva fatto notare come una particolare coppia angelo-bifolco fosse particolarmente improponibile, non foss'altro per i continui ed ammiccanti sorrisi che questa regalava ad ogni passaggio nell'area 4IT. Durante uno degli ultimi, scatenati balli della serata, il prode arcorese, provocato per l'ennesima volta dalla fanciulla, si azzardava a prenderle un braccio, chiedendole di voltarsi. Subitamente la folla si apriva, come il Mar Rosso sotto i sapienti comandi di Mosè, e qualche metro più lontano si scorgeva il volto insulso e il teschio pelato del suo compagno, per l'occasione da noi immaginato con un anello al naso, il vello nero come la pece e le corna appuntite, voltate minacciosamente verso il nostro petto..Brivido, panico, e decine di bifolchi intorno che anelavano al nostro sangue; personaggi equivoci a bordo pista cominciavano a raccogliere scommesse su quanto tempo sarebbe durata la nostra agonia, Don King con la sua bizzarra capigliatura osservava orgoglioso l'ennesimo spettacolo da lui organizzato. Chi scrive, accorso a difendere l'amico e spinto dalla disperazione, aveva un'astuta pensata: appellarsi alla convenzione di Ginevra, data la evidente condizione di prigionieri di guerra da noi assunta; con un fazzoletto bianco mi appropinquavo al toro furioso, esprimendo una resa totale ed incondizionata.. La sopravvalutazione del paramecio che avevo davanti mi costava cara; evidentemente irritato dalla visione del mio drappo bianco, decideva di cambiarne il colore, che diventava rosso sangue, il mio sangue, versato copiosamente dal mio illibato naso... Ogni possibile idea di reazione veniva spenta sul nascere da uno sguardo d'insieme della situazione: il poco sale in zucca che mi rimaneva mi consigliava di uscire il prima possibile dalla tana del lupo, prima che qualsiasi codardo polacco, come 60 anni fa le SS, vedendomi ferito prendesse coraggio, e decidesse di continuare l'opera...Mi recavo rapidamente dal portinaio del cesso, che impietoso pretendeva l'usuale obolo, e cercavo di frenare l'emorragia, perdendomi completamente la visione delle  3 centre portate a casa dal mio confratello, e dalla successiva fuga di tutto il gruppo..Il Lambra segnalava la sua presenza serale spargendo il panico nel gruppo, con la voce falsa e tendenziosa della rottura del mio setto nasale; e mi toccava tranquillizzare tutti, pure un Papa Boy incrociato con un buttafuori che non faceva altro che scusarsi per i polacchi violenti, incitandomi ad una reazione che avrebbe portato ad una sollevazione popolare, e presumibilmente alla mia morte.&lt;br /&gt;Nel frattempo voci di corridoio davano il toro in attesa di un secondo round, ed il Lomba disperso ed incazzato...tutte fandonie, la serata era finita, e nel modo più impietoso.&lt;br /&gt;Camminando verso l'Eden Pension, tra bestemmie ed imprecazioni, in un momento comprendevo il motivo di tutto: nemmeno i salvifici pasturatori delle terre polacche possono permettersi di trattare con troppa confidenza la fiera aquila, di vivere un viaggio ed una serata speciale come se fosse una festa nel giardino di casa. L'aquila ci ha beccato la mano con cui la stavamo accarezzando, sprezzanti del rispetto a lei dovuto.&lt;br /&gt;Quello che noi amiamo di questo fottuto posto è il suo essere lontano da tutto ciò che è Italia, nel bene e nel male, e questo prevede anche una forma di rispetto e di circospezione che è l'unico modo per essere davvero i mattatori indiscussi di questa nazione.&lt;br /&gt;Abbiamo pagato in una situazione in cui eravamo completamente incolpevoli, ma mi piace pensare che la Natura non ami la superbia, e abbia voluto darci un avvertimento, un'indicazione, un freno: tutto questo ci permette di adorare ancora di più, ancora più incondizionatamente questa terra di angeli e burini, di puttane e di ruffiani.&lt;br /&gt;Il sole stava sorgendo sul gelido Baltico, e i nostri visi erano stanchi e tristi; nel nostro cuore però una fiamma accesa, immarcescibile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25536363-114615788381786605?l=polandoneway.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polandoneway.blogspot.com/feeds/114615788381786605/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25536363&amp;postID=114615788381786605' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25536363/posts/default/114615788381786605'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25536363/posts/default/114615788381786605'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polandoneway.blogspot.com/2006/04/le-cronache-di-sopot-il-mandarinka-il.html' title='Le cronache di Sopot: il Mandarinka, il molo e le lame...'/><author><name>zubrowka</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00749451898390871094</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25536363.post-114486660986920693</id><published>2006-04-12T11:28:00.000-07:00</published><updated>2006-04-12T11:30:09.883-07:00</updated><title type='text'>Thoughts on a quite evening</title><content type='html'>Angoscia, disperazione, dolore…speranza, eccitazione, felicità…quante volte sono stati questi i sentimenti che si sono agitati in noi mentre i giorni e le settimane bruciavano vuoti in attesa di ciò che tutti noi desideriamo più ardentemente di qualsiasi altra cosa.&lt;br /&gt;Il 22 aprile saranno trascorsi tre mesi e diciannove giorni dalla nostra ultima ascesa in paradiso. Un tempo che per qualcuno potrebbe sembrare breve, insignificante. Un tempo che per qualcuno avrebbe potuto rappresentare oblio, dimenticanza, ritorno senza strappi alla routine quotidiana.&lt;br /&gt;Ma non per noi. In questo periodo il ricordo di ciò che è stato, invece che farsi più flebile, si è reso indelebile, granitico, incancellabile nei nostri cuori. Certo, il ricordo. Un passato che in noi non è però mai stato tale, un passato che invece ha continuato ad essere maledettamente presente, quotidiano, vissuto, sofferto.&lt;br /&gt;Il sogno non è scemato, anzi. Quel sogno che ci eravamo creati su misura in una piovosa notte di novembre ci ha resi prigionieri di se stesso, condannandoci a coccolarlo, amarlo, proteggerlo.&lt;br /&gt;Oggi, alla vigilia di una nuova scommessa con il destino, mi sento tranquillo, rilassato, in pace con me stesso e con il mondo che mi circonda. E, ne sono sicuro, è così anche per i miei straordinari compagni d’avventura. È uno stato d’animo che ci deriva da una consapevolezza ormai acquisita. La febbrile, comprensibile agitazione che ci attanagliava quando ancora non riuscivamo a comprendere pienamente ciò che sarebbe stato ha lasciato spazio alla sicurezza, alla certezza, alla fermezza. Abbiamo avuto la possibilità di scegliere il nostro destino e questo ci ha resi uomini migliori, diversi e molto, molto più fortunati di tanti altri. Ora che ogni cosa è chiara, ora che la strada è tracciata, tutto diventa facile, comprensibile, sopportabile. E ciò perché siamo pronti a volerlo, ad inseguirlo, oggi, domani, per sempre.&lt;br /&gt;Chissà, forse per qualcuno di noi quel destino ha già cominciato a compiersi o forse rappresenta solo una faccia delle innumerevoli verità che il fato incomprensibilmente si diverte ad intrecciare e ad unire, a disperdere e a dividere.&lt;br /&gt;E allora sia quel che sia: se ciò che ci è richiesto è soffrire, soffriremo; se ciò che ci è richiesto è piangere, piangeremo; se ciò che ci è richiesto è gioire, gioiremo; se ciò che ci è richiesto è amare, ameremo. O forse niente di tutto questo perché ciò che sarà risulterà ancora lontano, indecifrabile, misterioso. Di una sola cosa siamo sicuri: se non sarà là non sarà mai da nessuna altra parte. Questa è l’unica certezza che abbiamo, terribile, ma anche tremendamente consolatoria.&lt;br /&gt;Avanti, 4italianguys.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25536363-114486660986920693?l=polandoneway.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polandoneway.blogspot.com/feeds/114486660986920693/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25536363&amp;postID=114486660986920693' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25536363/posts/default/114486660986920693'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25536363/posts/default/114486660986920693'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polandoneway.blogspot.com/2006/04/thoughts-on-quite-evening.html' title='Thoughts on a quite evening'/><author><name>zubrowka</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00749451898390871094</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25536363.post-114433247714192048</id><published>2006-04-06T06:49:00.000-07:00</published><updated>2006-04-06T08:40:19.226-07:00</updated><title type='text'>4IT and Friends: a new challenge begins</title><content type='html'>Dalle costole dei nobili genitori "4Italian Guys" e "Road to Bratislava" nasce "4IT and Friends: Poland one way..No coming back", sagace contenitore di tutti i più reconditi pensieri e sentimenti dei 4IT, pronti alla tappa più succulenta dello Spring Tour, ansiosi di tornare là dove il loro cuore e la loro anima hanno trovato dimora, là dove l'amore vero e sincero li attende.&lt;br /&gt;Una novità importante per questa ennesima tappa, l'aggiunta del suffisso "and Friends" che sta ad indicare l'allargamento della compagnia; saremmo potuti diventare "6IT", ma, pur con tutto il rispetto e l'affetto che ci lega ai nuovi arrivati, ci siamo sentiti comunque in dovere di difendere la formazione originale, quella che quando la Polonia rappresentava ancora poco più che un puntino sul mappamondo ha avuto il coraggio di sfidare il gelo, la malattia, le tormente di neve per riempire il proprio cuore di qualcosa di più, di qualcosa di diverso.&lt;br /&gt;Il titolo è esplicativo del sentimento che ci spinge a questa ennesima, durissima prova: questa volta non si scherza più, la nostra missione sta volgendo verso un naturale epilogo; chi di noi è già stato a quelle latitudini sa bene come ogni volta sia più duro, e sempre meno sensato, risalire la scaletta dell'aereo e portare le nostre quattro ossa di nuovo a Malpensa. Già si annusa nell'aria un clima da resa dei conti, da ultimo giorno di scuola (e sapete bene quanto odi gli addii); e a tutti noi è chiaro come gli eventi di questi mesi ci stiano portando ad una turbolenta evoluzione. Esisteranno ancora i 4IT dopo questa tappa? O diventeranno 3? O si divideranno per sempre, chi nel suo latifondo a Ragusa a bastonare i servi che raccolgono cotone e agrumi, chi nella città incantata di Praga a lavorare per Cesky Telecom ed a vivere per mesi nella suite del Bona Serva, chi a Varsavia a fare l'avvocato, spinto ai peccati più inenarrabili dalla sordida città polacca... I 4IT sono chiamati alla prova d'orgoglio, a ribaltare ancora una volta gli inutili disegni che il fato ha tessuto per loro..O ad andare incontro al proprio destino, orgogliosi dello stemma che portano sul cuore, e nel cuore.&lt;br /&gt;Tutti noi avremo per sempre tatuato nelle carni il simbolo del nostro sodalizio, e comunque si vadano a concludere le peripezie nelle amate terre dell'Est, per sempre resteranno i ricordi, nella mente e nell'animo, di tutto quel che di fantastico è stato in questi mesi.&lt;br /&gt;Avanti quindi, impavidi 4IT, predisponiamoci all'ennesimo assalto all'arma bianca, e prepariamo il nostro non più giovane corpo a raccogliere il frutto di sofferenza che quest'ennesima follia genererà. Chi avrà la forza di continuare a lottare anche dopo questa avventura, terrà alto e ritto il nostro gonfalone, che non è solo una bandiera, ma un progetto, un'idea.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25536363-114433247714192048?l=polandoneway.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://polandoneway.blogspot.com/feeds/114433247714192048/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25536363&amp;postID=114433247714192048' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25536363/posts/default/114433247714192048'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25536363/posts/default/114433247714192048'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://polandoneway.blogspot.com/2006/04/4it-and-friends-new-challenge-begins.html' title='4IT and Friends: a new challenge begins'/><author><name>zubrowka</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00749451898390871094</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
